Estoy Cubano

il

Arrivi a L’Avana dopo 12 ore e mezzo di aereo.
L’Avana puzza di smog, è umida, è sporca. Insomma fa schifo appena la vedi.
Così inizia la vacanza nelle terre della Revolucion.
Poi vivi L’Avana Veja: palazzi decadenti affiancati a palazzoni appena ristrutturati.
Cassonetti a cielo aperto a 200 metri da alberghi di lusso.
Chrysler degli anni 50 che lasciano nuvoloni neri di smog, autobus arrugginiti strapieni, cavalli a trotto, cani e gatti randagi.
Stili architettonici ammassati a caso.
E fa caldo, molto caldo.
E, inspiegabilmente, ti innamori della città, delle sue persone e della sua storia.
No, non riuscirete a spiegare a chi non ci è stato perché amate Cuba, perché volete tornarci il prima possibile e perché L’Avana vi manca da morire.
I Cubani sono strani, non ci siete abituati.

Ti fermano per parlare, non per truffarti, né per farti chissà che cosa, sono semplicemente tutti grandi chiaccheroni e basta.
Perché quasi tutti hanno un amico o parente che vive in Italia ed ovviamente tu, di Prato (o di Firenze, quando ti guardano strano quando dici che sei pratese) sicuramente hai presente quel ragazzo cubano che da 3 anni vive a Torino e si è sposato con una ragazza di Salerno. Ecco, quel ragazzo è figlio della donna che ti ha appena fermato per chiederti se sei spagnolo.
I Cubani hanno una sola vera religione: la S. Trinità del XIX secolo: Castro-Guevara-Cienfuegos.
E ci tengono un sacco a farvelo notare. Tornerete a casa che sarete un po’ rivoluzionari anche voi.

Non starò qui a inoltrarmi su discorsi politico-culturali, ne trovate di scritti meglio e più approfonditi altrove.

Tre raccomandazioni:

  1. NON mangiate nei posti turistici: costano un sacco di più e si mangia peggio. Il localetto sporco con prezzi modici (qualcuno ha detto aragosta a 12 dollari?) sono i posti in cui dovete mangiare.
  2. Il prossimo anno Raul Castro va in pensione. Voci di corridoio dicono che il successore sarà un giovane più aperto al mondo e meno al socialismo. Andateci prima che i suoi pensieri moderni rovinino tutta l’atmosfera (potrebbero migliorare la vita dei cubani, ma concedetemi l’egoismo del turista).
  3. Evitate come la peste villaggi turistici: se ogni 10 minuti non vedete una scritta o un murales che inneggiano alla Rivoluzione, non siete a Cuba, siete in un posto posticcio.

O pueblo, o muerte!

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