Lettera a Marino P.

Prato, 16 settembre 2016

Buon giorno, sono Marco Pieraccini e sono il papà (no, sono toscano, quindi sono il babbo) di questo blog.
Vorrei informarla che quando io ero bambino il mio babbo e la mia mamma i compiti me li facevano fare, anche a forza di nocchini in testa, perché sapevano che le maestre, in quanto a cultura, ne sapevano molto più di loro che facevano i contadini. In più dopo i 14 anni a giugno e luglio il mi babbo (cosa suona bene detto in toscano) mi portava anche a lavorare con lui. Frullino sulle spalle e via all’aria aperta a fare tante passeggiate per pulire dalle erbacce gli ulivi, sponsorizzando i miei interessi: bestemmiare dal caldo e dalla fatica soprattutto dopo le 11, quando il sole era bello alto. Ho effettuato notevoli progressi nell’arte del fare le cose ed imparato ad apprezzare quella mezz’ora nel pomeriggio in cui stavo all’ombra in casa a fare i compiti.
Certo avrei preferito anch’io passare quella mezz’ora a cazzeggiare fuori e alla tv, ma c’era una voce nella mia testa, quella della mia mamma, che mi insegnava l’importanza del fare i compiti.
Oltretutto grazie ai miei genitori ho conosciuto professionisti MOLTO seri, che, in caso di bisogno, lavorano anche in vacanza, prima fra tutti la mia mamma. Le ho mai raccontato di quando il mio dentista interruppe le vacanze per farmi un impianto ai denti?
E mentre le maestre avevano solo 9 mesi per insegnarmi le nozioni, i miei genitori, che lavoravano spesso anche il sabato ed il mi babbo a volte anche la domenica, sfruttavano tutto l’anno per insegnarmi la vita, senza aspettare che arrivasse giugno. E io mi presentavo a settembre come tutti: scoglionato per il rientro a scuola.
Inoltre ho avuto la fortuna di stare, nel ruolo di capo scout, a contatto con bambini, ragazzi e genitori per molti anni, imparando a conoscere un po’ del mondo dei genitori e a confrontarmi con voialtri per capire il vostro punto di vista sull’educazione dei figli, cosa a cui, proprio le mamme ed i babbi, mi chiedevano di contribuire, ovviamente in minima parte (dopo la famiglia, poi la scuola, poi l’allenatore, poi i catechisti ed infine noi capi sfigati che usiamo l’unica settimana di ferie che abbiamo per portare i vostri marmocchi al campo.. Ma quanto saremo stupidi!).
In più sono abbastanza bravo a levarmi comunque il dito dal culo, tant’è che, senza aver passato l’estate a montare una scrivania, l’altro giorno a lavoro in un paio di pomeriggi ho montato un palco, nonostante in realtà io sia un tecnologo alimentare, ed ora scrivo fresco, riposato, ma un po’ incazzato per aver letto le sue bischerate (ma com’è bello il toscano???) su come si insegna ad un figlio che il rispetto per il lavoro degli altri (delle maestre in questo caso) è facoltativo invece che fondamentale.
Diversi amici del pub, conoscenti ed un paio di tizi che seguo su facebook e twitter condividono il mio pensiero.
Sono comunque a disposizione per eventuali colloqui, sempre che le sue scie chimiche non mi uccidano prima.

Marco Pieraccini

PS: allego la sua lettera nel caso non se la ricordasse:

lettera-papa

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