Homebrewing de noaltri (season finale)

La nostra cavalcata nell’arrogante mondo della birra artigianale è arrivata finalmente alla sua conclusione con la terza, ultima ed eccitante parte.
Avevamo lasciato la nostra birra a fermentare. Avevamo detto di lasciarla lì tranquilla per 15 giorni, ma vi ho mentito.

FASE 13: SPURGAMENTO
Dopo un paio di giorno si noterà la formazione di una fondata in fondo al fermentatore.
Questa è formata da qualche residuo di malti e luppoli rimasti nel mosto e dai lieviti che ormai stanno morendo. Avendo infatti un’alta fermentazione (nome che non c’entra niente con la temperatura) i lieviti mentre producono rimangono nella parte alta del fermentatore per poi depositarsi sul fondo una volta finito il “lavoro”. 2016-04-04 17.38.47Quelli nella fondata sono quindi lieviti ormai morti che possono rischiare di dare alla birra un sentore di stantio e marcio. Dopo circa 7-8 giorni il gorgogliatore avrà quasi smesso di far uscire aria, significato che la lievitazione è quasi completa.
Occorre quindi travasare la birra ed eliminare la fondata. Potete usare un secondo fermentatore (io lo consiglio, impazzirete meno e risparmierete tempo) oppure travasare la birra in un contenitore, lavare il fermentatore e rimettercela dentro. Io nel dubbio gli do anche una filtrata (qui va benissimo usare una maglietta, senza impegnare il sacco filtrante che costa tanto e guai se si sciupa) mentre spurgo.

FASE 14 MATURAZIONE:
Finito lo spurgo rimettete il fermentatore a temperatura costante per altri 7 giorni. Durante questa fase la birra matura e si affinano gli aromi al suo interno.

FASE 15 (facoltativa) FILTRAZIONE:
Io odio la formazione di tanta fondata tipica delle birre artigianali quindi filtro un’altra volta prima di imbottigliare, ma non è importante…

FASE 16 PRIMING:
Questa fase precede immediatamente l’imbottigliamento. Dobbiamo creare le giuste condizioni affinché la birra (al momento molto ferma) diventi un pochino più gassata e si crei un po’ di schiuma che tanto ci piace vedere quando la beviamo.
Dobbiamo quindi dare la possibilità a quei pochi lieviti ancora rimasti diluiti nella birra di produrre un po’ di anidride carbonica. Dobbiamo sapere intanto quanta CO2 è presente nella birra e quanta ne vogliamo. Ci sono tabelle apposite che ce lo spiegano.
Per mandare il priming dobbiamo aggiungere del nutrimento per i lieviti che, respirando, produrranno anidride carbonica: zucchero.
Quanto?
Lo calcoliamo con questa formula:

g zucchero = ( Volumi CO2 finale – Volumi CO2 già presente ) x 4 x Volume birra

Aggiungiamo lo zucchero nel fermentatore, mescoliamo e finalmente la fase quasi finale:

FASE 17 IMBOTTIGLIAMENTO:
2016-04-11 11.06.17Forse la fase che da più soddisfazione di tutte: finalmente nasce la nostra piccola collezione di bottiglie di birra “homemade”.
Prendiamo bottiglie di vetro scure (marroni o verdi), puliamole, disinfettiamole e riempiamole via via fino quasi all’orlo con la nostra birra. Chiudiamo il tutto con dei tappi a corona (trovare bottiglie col tappo a leva sarebbe bellissimo).

Accattivante!

Accattivante!

Cercate di mantenere all’aria la birra il meno possibile. L’ossigeno e la luce danneggiano la birra. L’ossidazione infatti può portare alla conversione di etanolo in acetaldeide, che
conferisce alla birra un aroma di erba e foglie verdi, mentre l’ossidazione di alcoli
superiori dà un sapore di cartone al prodotto. Cioè la birra diventa uno schifo.

Se proprio volete scegliete un nome ed un’etichetta accattivante da dare alla vostra creazione.

FASE 18 MATURAZIONE:
Mettete le bottiglie in un posto fresco, asciutto ed al buio possibilmente per altri 30 giorni di sofferente attesa al termine dei quali potrete gustare la vostra eccellente birra!
A questo punto sfruttate la competenza grafica della Carlotta (e anche di Jack) per farvi regalare un boccale personalizzato con cui fare una bella foto conclusiva di quest’articolo:

2016-04-11 11.34.37

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