La storia di 4

Vicino casa mia passavano due autobus: il 7 e l’8.
Il 7 andava verso est, passava dal lato sud della stazione poi si faceva un giro in centro ed infine tornava nella strada vicino casa mia. Era un autobus quasi sempre pieno fino alla stazione, poi miseramente vuoto, un po’ freddo (anche d’estate), abbastanza preciso e rispettoso degli impegni. Difficilmente arrivava con più di 5 minuti di ritardo e, per questo, la gente era contenta di prenderlo perché sapeva che non sarebbero mai arrivati in ritardo col 7.
L’8 invece marciava verso ovest, attraversava il centro, incontrava il lato nord della stazione e prima di tornare nella strada vicino casa mia faceva anche una capatina in periferia. L’8 era sempre strapiena, afosa e  leggermente puzzolente nei mesi estivi. Non riusciva però ad essere puntuale: mai una volta che qualche passeggero non scendesse di corsa per cercare di ridurre il ritardo accumulato dall’8.
I due autobus non facevano nessun pezzo di strda insieme. Si incontravano di sfuggita solamente davanti al bar della strada vicino casa mia perché causalmente tutti e due avevano la fermata in quel punto.
Il precisino 7 era sempre molto attento nei confronti di 8, la guardava sorridendo sotto i baffi mentre la vedeva arrivare di corsa dall’altro lato della strada con le persone ad aspettarla nere in volto. 8 non aveva tempo di acorgersi delle attenzioni di 7, ma sperava tanto un giorno di arrivare in orario per poterlo salutare, scambiarci due parole.
Un pomeriggio successe l’improbabile: 7, a causa di un vecchio caduto di bicicletta 200 metri prima, arrivò in ritardo. Arrivò precipitosamente insieme a 7 anche lei ovviamente in ritardo. Per una volta, anche i passeggeri diretti a est erano arrabbiati… Non era mai successo a 7 e la cosa lo faceva imbestialire. La rabbia lo portò a fare una cosa che non aveva mai fatto: per una volta, invece che ridere di nascosto, parlò a 8, le chiese come faceva lei a sopportare l’idea di essere sempre così ritardataria, a sentirsi così in colpa verso quelle povere persone piene di impegni che riponevano la propria fiducia in lei.
“Scusa, ma sono in ritardo, parliamone stasera al deposito! Mi porti a bere un bicchiere di gasolio e ti spiego tutto!” rispose 7, trovando il tempo di condire tutto con un sorriso.
7 e 8 iniziarono ad uscire insieme. Erano uno l’opposto dell’altra, ma inspiegabilmente stavano splendidamente insieme.
Qualche mese dopo i passeggeri diretti sia a est che a ovest trovarono dei nuovi cartelli appesi alle loro fermate. Non esisteva più il freddo e preciso 8, nè l’afosa e ritardataria 7. Sia per andare a est che a ovest adesso si prendeva il 78. I due autobus si erano (in accordo con la ditta di trasporti pubblici) “Legalmente Associati in Matrimonio” (abbreviato: LAM).
Così durò per qualche anno: il 78 era la perfetta unione del 7 e dell’8. Freddo d’inverno e afoso d’estate. Preciso la mattina ed in mega ritardo nel pomeriggio. Strapieno nella zona centro, semivuoto nel tratto di periferia.
Poi per una settimana sparirono i cartelli con gli orari. Per 5 giorni (week-end escluso) nessuno aspettò il 78 davanti al bar nella strada vicino casa mia. Ma nessuno sapeva veramente il motivo. Si scoprì una fredda mattina di metà marzo.
Il 78 non c’era più. Ormai il 7 e l’8 erano vecchi ed erano andati in pensione. Quello che una volta era la tratta del 78, da quella mattina era del loro figlio: il 4.
Il 4 era il primogenito maschio di 7 e 8. Aveva sentito mille volte da piccino la storia di come mamma e babbo si erano conosciuti. E dalla prima che l’aveva sentita aveva deciso di fare anche lui quel lavoro.
E tutti i giorni lui passa davanti al bar della strada vicino casa mia, va a est verso il centro, passa dalla stazione, prima lato sud, poi lato nord, fa un giro nella periferia e poi torna a quel bar, ma questa volta ripartendo verso ovest. Nell’attesa di trovare magari una 5 tutta per sè.

Concludo con una vignetta volgare per stemperare il tono favolesco:
Monocolo

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