Buone nuove:
Questa orrenda vignetta sarà quasi sicuramente l’ultima fino a tarda estate.
Gustatevela con parsimonia, un po’ per volta
Buone nuove:
Questa orrenda vignetta sarà quasi sicuramente l’ultima fino a tarda estate.
Gustatevela con parsimonia, un po’ per volta
Pochi ringraziamenti vanno ad Andrea Cornuti (sommo conoscitore del colore “verde”) per l’idea del capello ad ananas
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Tagged ananas, apocalips, apocalisse, armageddon, comic, comics, cornuti, dreadlock, dreadlocks, end of the world, fine del mondo, funny, pineapple, rasta, rastafari, verde
Un fan (ovviamente non di questo blog) mi invia questa rivisitazione della preghiera che Gesù ci ha insegnato.
Troppo bella per finire nella pagina “Dicono di noi”.
Siamo a livelli di genialità altissimi!“Piera nostro,
Che abiti lá dietro
Sia maledetto il tuo nome,
Venga il parcheggio,
Ed anche l’acquafan,
Così all’Oste come a Iolo,
Dacci oggi il nostro whiskey quotidiano,
E rimetti a noi ció che Pio t’ha fatto bere,
Come noi lo rimettiamo in tuo onore,
Non indurci a uscire a Pistoia,
E liberaci dal mallet, amen”(cit. Ema Lambe)
Vicino casa mia passavano due autobus: il 7 e l’8.
Il 7 andava verso est, passava dal lato sud della stazione poi si faceva un giro in centro ed infine tornava nella strada vicino casa mia. Era un autobus quasi sempre pieno fino alla stazione, poi miseramente vuoto, un po’ freddo (anche d’estate), abbastanza preciso e rispettoso degli impegni. Difficilmente arrivava con più di 5 minuti di ritardo e, per questo, la gente era contenta di prenderlo perché sapeva che non sarebbero mai arrivati in ritardo col 7.
L’8 invece marciava verso ovest, attraversava il centro, incontrava il lato nord della stazione e prima di tornare nella strada vicino casa mia faceva anche una capatina in periferia. L’8 era sempre strapiena, afosa e un leggermente puzzolente nei mesi estivi. Non riusciva però ad essere puntuale: mai una volta che qualche passeggero non scendesse di corsa per cercare di ridurre il ritardo accumulato dall’8.
I due autobus non facevano nessun pezzo di strda insieme. Si incontravano di sfuggita solamente davanti al bar della strada vicino casa mia perché causalmente tutti e due avevano la fermata in quel punto.
Il precisino 7 era sempre molto attento nei confronti di 8, la guardava sorridendo sotto i baffi mentre la vedeva arrivare di corsa dall’altro lato della strada con le persone ad aspettarla nere in volto. 8 non aveva tempo di acorgersi delle attenzioni di 7, ma sperava tanto un giorno di arrivare in orario per poterlo salutare, scambiarci due parole.
Un pomeriggio successe l’improbabile: 7, a causa di un vecchio caduto di bicicletta 200 metri prima, arrivò in ritardo. Arrivò precipitosamente insieme a 7 anche lei ovviamente in ritardo. Per una volta, anche i passeggeri diretti a est erano arrabbiati… Non era mai successo a 7 e la cosa lo faceva imbestialire. La rabbia lo portò a fare una cosa che non aveva mai fatto: per una volta, invece che ridere di nascosto, parlò a 8, le chiese come faceva lei a sopportare l’idea di essere sempre così ritardataria, a sentirsi così in colpa verso quelle povere persone piene di impegni che riponevano la propria fiducia in lei.
“Scusa, ma sono in ritardo, parliamone stasera al deposito! Mi porti a bere un bicchiere di gasolio e ti spiego tutto!” rispose 7, trovando il tempo di condire tutto con un sorriso.
7 e 8 iniziarono ad uscire insieme. Erano uno l’opposto dell’altra, ma inspiegabilmente stavano splendidamente insieme.
Qualche mese dopo i passeggeri diretti sia a est che a ovest trovarono dei nuovi cartelli appesi alle loro fermate. Non esisteva più il freddo e preciso 8, nè l’afosa e ritardataria 7. Sia per andare a est che a ovest adesso si prendeva il 78. I due autobus si erano (in accordo con la ditta di trasporti pubblici) “Legalmente Associati in Matrimonio” (abbreviato: LAM).
Così durò per qualche anno: il 78 era la perfetta unione del 7 e dell’8. Freddo d’inverno e afoso d’estate. Preciso la mattina ed in mega ritardo nel pomeriggio. Strapieno nella zona centro, semivuoto nel tratto di periferia.
Poi per una settimana sparirono i cartelli con gli orari. Per 5 giorni (week-end escluso) nessuno aspettò il 78 davanti al bar nella strada vicino casa mia. Ma nessuno sapeva veramente il motivo. Si scoprì una fredda mattina di metà marzo.
Il 78 non c’era più. Ormai il 7 e l’8 erano vecchi ed erano andati in pensione. Quello che una volta era la tratta del 78, da quella mattina era del loro figlio: il 4.
Il 4 era il primogenito maschio di 7 e 8. Aveva sentito mille volte da piccino la storia di come mamma e babbo si erano conosciuti. E dalla prima che l’aveva sentita aveva deciso di fare anche lui quel lavoro.
E tutti i giorni lui passa davanti al bar della strada vicino casa mia, va a est verso il centro, passa dalla stazione, prima lato sud, poi lato nord, fa un giro nella periferia e poi torna a quel bar, ma questa volta ripartendo verso ovest. Nell’attesa di trovare magari una 5 tutta per sè.
Concludo con una vignetta volgare per stemperare il tono favolesco:

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Giorni piovosi.
Giorni uggiosi.
Giorni nostalgici.
Senza esami imminenti.
Senza riunioni scout.
Pomeriggi in cui passi il tempo a rivangare il passato.
E ripensi alla prima volta in cui ti sei ritrovato da solo senza l’aiuto dei tuoi.
A quando sei dovuto diventare uomo troppo presto.
Alla prima vera difficoltà che la vita ti poneva innanzi.
Alla prima delusione.
Al primo pianto.
Al primo urlo di dolore.
Alla prima bestemmia.
Tutti (TUTTI) momenti capitati nello stesso, dannato istante: quando ti sei ritrovato a dover attaccare quella bastarda di etichetta alla video cassetta.
Quella dannatissima etichetta che MAI era nella posizione giusta, bella, diritta, centrata.
E ti c’avevano anche messo il solchetto per, così dicevano, aiutarti nel centrarla meglio!
NO! Quel cazzo di solchetto serviva ad evidenziare la tua inettitudine!
Rimarcava il fatto che senza un puntatore laser (o al limite un calibro, ma non eri comunque certo della buona riuscita dell’operazione) quelle fottute etichette non potevano essere centrare per bene.
Senza una laurea in architetura eri tagliato fuori da ogni possibilità di poter ammirare quella stronza di etichetta messa a modino.
Ed ogni volta la solita scena: respironi forti per calmarti, l’etichetta tenuta con le punte dei pollici e indici, lingua fuori tipo Michael Jordan (sempre sia lodato!) durante una schiacciata, la gocciolina di sudore che ti gronda sulla guancia, la tensione che si taglia con il pennato. 26 minuti di mano assolutamente ferma che poi alla fine era tutto tempo perso!!!
E giù Madonne che sembrava grandinasse…
Quell’infame dell’etichetta era:
1 – storta
2 – inclinata
3 – sopra uno dei bordi del solchetto
4 – la 1 e la 2
5 – la 2 e la 3
6 – la 1 e la 3
7 – tutte e 6 le altre opzioni
Mai una soddisfazione, mai una gioia.
E il posto all’inferno prenotato per non aver rispettato più e più volte il secondo comandamento…
Per non parlare di quella nel mezzo, che però era coperta dalla scatola della cassetta e vaffanculo, fotte sega se è storta…
Ovvi ringraziamenti:
“Non mi candido” (Beppe Grillo)
“Meno burocrazia in Liguria” (Claudio Burlando)
“Mi ritiro. primarie Pdl per mio successore” (Silvio Berlusconi)
“Aboliremo l’IMU” (Silvio Berlusconi)
“Lavori per la statale Santo Stefano di Camastra-Gela” (Rosario Crocetta)
“Rinunceremo al rimborso elettorale” (un po’ tutti)
“Verona, ristrutturiamo l’Arena” (Flavio Tosi)
“Azzereremo il finanziamento pubblico ai partiti” (un po’ tutti)
“30mila posti di lavoro a Bari” (Michele Emilian)
“Impegnarmi alla totale trasparenza sulla mia attività e sui miei redditi” (Silvio Berlusconi)
“Dimezzeremo il numero dei parlamentari” (un po’ tutti)
Questi sono gli argomenti di cui discutete in questi giorni? Siete solo una corazzata di pezzenti!
In un’Italia ormai fuori dalla crisi, dove i ristoranti di lusso sono pieni e i finocchi sono discriminati al pari dei maniaci pervertiti, il vero problema è quello di un pover’uomo, un santo dell’era moderna, condannato a 4 o 5 anni di carcere (tranquilli, non ci andrà davvero…) per colpa di un gruppo di eccentrici e lagnosi VIPs.
Il martire del 21° secolo, Fabrizio Corona, reo di diversi reati tra cui evasione fiscale, associazione per delinquere finalizzata alla prostituzione, minacce, armi, diffamazione, truffe, ricettazione e violazione degli obblighi familiari, uso di banconote false è stato (“finalmente!” direte voi, branco di pecore gelose) condannato.
Condannato perché fotografa i calciatori con le zoccolone e poi li ricatta.
Ma la colpa non è sua! La colpa è dei calciatori!
Questi qua vanno con tutte le più grandi majale d’Italia, spesso gratis, e pretendono pure di non pagare due spicci per le foto che qualcuno gli fa? Guadagnano milioni e non vogliono spendere qualche spiccio per due fotine?
Sapete quanto ho pagato io per una foto mentre faccio downhill in mountain bike? 22 euro! E sono con protezioni e casco che nemmeno mi si riconosce! E nonostante ciò chiunque può ancora vederla!
Ho sentito anche definire queste zecche della società con il termine “Eroi”…
Sapete chi sono i veri eori di questo mondo? Coloro per stanno tutti il giorno lontano dalle luci della ribalta. Coloro che non frequentano i posti “in” delle grandi metropoli.
I gorilla.
I leoni.
Gli elefanti.
LORO sono i nostri veri eroi! LORO, che non hanno ceduto alle minacce di certi delinquenti e che si sono ritrovati in televisione, in internet, addirittura proiettati nelle scuole, davanti ai loro figli, alle loro mogli e alle loro madri in filmini amatoriali mentre si intrattengono in momenti intimi con la ganza.
Quanti video di gorilla che s’inculano girano in rete? Quanti leoni hanno visto la loro famiglia sfasciarsi piano piano a causa di certe foto sui giornali o, peggio, nei video di Animal Planet, negli speciali di National Geographic e in prima serata su Discovery Channel?
LORO, hanno sacrificato la loro felicità per insegnarci a non cedere a certi fotografi e giornalisti malvagi che prima li fotografano, poi chiedono loro soldi per evitare la diffusione.
Oppure pagano, stanno zitti e non rompono le scatole a nessuno. E non fanno i lagnoni con la stampa o vanno da qualche giudice avido di notorietà a piangere come fanno i bambini piccoli.
Quindi:
NO a chi denuncia!
NO a chi cerca di salvare la propria immagine!
NO alla tirchieria (che è diverso dall’essere economo, come il sottoscritto)!
SÌ ai gorilla che s’inculano.
SÌ al Granducato di Toscana.
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